La nostra storia
Passione e tradizione nel calcio dal 1938

Leonardo Orfeo detto Nardino
Lo sport come scuola di vita. Lo sport era avversato dai genitori e dai professori. Negli anni ’60, i ragazzi rubavano un po’ di tempo per giocare a pallone. Giocavano nelle strade, disturbando le famiglie e spesso il pallone contro le vetrine rompeva i vetri. I vigili urbani sequestravano pallone e richiamavano l’attenzione dei genitori. Pochi i luoghi che permettevano di giocare al calcio. Si ricorda la pineta. nelle vicinanze della stazione ferroviaria, un terreno non coltivato nei pressi della scuola elementare. Nardino traghettò i ragazzi dai campetti improvvisati al campo sportivo, situato tra la scuola elementare ed il Villaggio del Fanciullo e della chiesa Cristo Lavoratore. Il campo sportivo era formato da terreno battuto e pietre, ora villa comunale di via Papa Giovanni. Nardino, con tanto impegno, fatica e dedizione, fece indossare ai ragazzi, prima di entrare sul campo, la maglia dì colore rossa che riportava davanti la scritta: “Libertas”; sul retro la numerazione dal n° 1 al n° 11 con bordi bianchi, pantaloncini di colore blu e calzettoni. Grazie a Nardino il sogno dei ragazzi, si trasformò in realtà.
Negli anni ’60 era difficile far capire ai genitori l’importanza dello sport.
Il calcio, come in genere tutti gli sport, hanno tutto per sviluppare la personalità e il carattere dei praticanti. Si può affermare che lo sport è educativo perché prepara già nel bambino quella che sarà la vita dell’adulto. Prepara il bambino ad esercitare tutte le prerogative che sono proprie nella vita dell’adulto; come la capacità di pensare, criticare, scegliere, decidere, creare, svolgere, programmare, in sintesi, essere autonomo e responsabile.
Infatti il calcio per esempio, allena all’autonomia, all’iniziativa, alla libertà e alla responsabilizzazione e pretende che siano sempre rispettate queste regole e nessuno sì può sottrarre ai compiti e ai doveri che gli spettano. Allena al coraggio poiché forma uno sportivo che sa agire, anche senza essere guidato, si mette alla prova anche quando potrebbe andare incontro a un insuccesso.
Lo strumento più importante quindi, è l’allenatore che cura l’evoluzione dell’individuo e diventa il punto dì riferimento.
Lo sport e il gioco, oltre a diffondere i valori della solidarietà, della lealtà, del rispetto della persona e delle regole, che sono straordinari strumenti per costruire competenze trasferibili in altri contesti dì vita.
Sì può affermare che lo sport rappresenta la terza agenzia educativa dopo la famiglia e la scuola.
Premessa indispensabile questa, per far capire la dimensione straordinaria della figura di Leonardo Orfeo e di come con l’aiuto dì un semplice pallone, traghettò tanti ragazzi non solo al gioco ma anche e soprattutto ai valori, di cui in precedenza citati, collaborando con le famiglie e la scuola.
Molti di questi giovani, così forgiati, si sono affermati in vari “campi”, raggiungendo lusinghieri traguardi. Dopo tanti anni, un grande campo di calcio fu costruito lungo la strada Trinitapoli – mare.
Leonardo Orfeo è stato, a Trinitapoli, un punto dì riferimento nella vita dei ragazzi di ieri e dei ragazzi di un recente passato.
Leonardo Orfeo nasce a Trinitapoli il 14-10-1942. Dal 1961 al 1968, promuove a Trinitapoli attività del Centro Sportivo Italiano, Ente dì promozione sportiva, la cui giurisdizione territoriale faceva capo al comitato zonale di Cerignola. Le attività svolte spaziavano dal calcio, al basket, alla pallavolo, al rugby educativo, all’atletica leggera, ecc. ecc.
Dal 1969 al 1971 promuove e organizza il basket giovanile, sia maschile che femminile, affiliatosi alla F.I.P.; i giochi della gioventù promossi dai comuni, raggiungendo l’esperienza delle finali Nazionali di Basket svoltesi a Roma.
Nel 1968, rileva la locale squadra di calcio, affiliata alla F.I.G.C. e si dedica totalmente al calcio dilettantistico e giovanile.
Nel 1982, nella qualità di Dirigente, riceve il diploma di benemerenza dalla Lega Nazionale Dilettanti, dal presidente federale – Sordillo. Nel 2001 riceve dal CONI provinciale di Foggia, il diploma del Comitato Olimpico Internazionale, per la promozione dello sport e dei valori dell’amicizia tra i popoli.
Nel 2003, nella qualità di Dirigente, riceve il riceve Il diploma di benemerenza del settore giovanile scolastico dal Presidente Nazionale – Papponetti.
I ricordi più forti o indelebili di tutta l’attività svolta, non sono diversi titoli vinti o i giovani lanciati nel calcio professionistico, ma la morte di Biagio Bellapianta e Aniello Brenvaldi entrambi ventenni, avvenuta nel marzo del 1980, in un incidente stradale alle porte di Andria, mentre si dirigevano, per conto della squadra del Trinitapoli ad un allenamento della rappresentativa dì 1^ Categoria.
Indelebile il percorso calcistico di Nicola Amoruso, classe 1974, dalle nostre giovanili alla Juventus in serie A, attraverso Sampdoria e Padova.
87
Anni di esperienza
La nostra storia
Dalla fondazione ai giorni nostri
Trinitapoli Calcio è stata fondata nel 1938 e, dopo un periodo di silenzio fino al 1968, ha visto la rinascita sotto la presidenza di Leonardo Orfeo. Da allora, con passione e dedizione, ha formato talenti e sportivi, diventando un punto di riferimento per il calcio locale e contribuendo alla crescita di atleti di talento.

La nostra missione
Missione e valori di Trinitapoli Calcio
La nostra missione
La missione di Trinitapoli Calcio è promuovere lo sport come strumento di crescita personale e sociale, fornendo un ambiente di apprendimento stimolante che incoraggi la passione, l’impegno e il rispetto tra i nostri atleti.
I nostri valori
I valori fondanti di Trinitapoli Calcio includono la lealtà, il rispetto e l’educazione. Ci impegniamo a formare non solo atleti competenti ma anche persone responsabili, trasmettendo questi principi a tutte le generazioni di calciatori che partecipano alla nostra società.

